lunedì 23 novembre 2009

LODO ALFANO E SEGUENTI...

Il Lodo Alfano è stata una legge dello Stato Italiano , nota con il nome di “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato”. Questa legge è stata dichiarata incostituzionale il 7 ottobre 2009 dalla Corte Costituzionale secondo gli articoli 3 e 138.
L’articolo 3 stabilisce l’uguaglianza, formale e sostanziale, di tutti i cittadini, anche di fronte alla legge.
L’articolo 198 dispone che per le modifiche della Carta Costituzionale sono necessarie leggi costituzionali elaborate da ciascuna camera, con due successive deliberazione a maggioranza assoluta.
Dopo la sentenza, il Centro-destra ha accusato duramente la Consulta di essere politicizzata e il Presidente della Repubblica di essere espressione della vecchia maggioranza (di sinistra, ndr) e di non aver voluto (giustamente,ndr) rendersi colpevole di attentato alla Costituzione intercedendo con i giudici della Corte (che come si sa dovrebbero non subire influenze, tanto meno dal Capo di Stato) come lo stesso Berlusconi ha dichiarato, la sera della bocciatura de Lodo.
La sentenza in oggetto non contraddiceva assolutamente con le linee guida date dalla Consulta per la bocciatura del Lodo Schifani. La sentenza n. 24/2004 aveva deciso infatti per l’incostituzionalità del Lodo secondo l'art 3.Cost e aveva dichiarato l'assorbimento giuridico degli altri articoli essendo già il Lodo in questione incostituzionale per l'articolo sopra citato e risultando inutile quindi trovare altri parametri di incostituzionalità nello stesso.UNA LEGGE O E' COSTITUZIONALE, O NON LO E', A NESSUNO IMPORTA CHE LO SIA IN MODO MAGGIORE O MINORE PERCHÉ CONTRASTA CON PIU' O MENO ARTICOLI DELLA COSTITUZIONE.
Non è la prima volta che un esecutivo di centro-destra vara una legge per sospendere il premier e le alte cariche dello Stato dal normale iter giudiziario: comportamento questo che contrasta con i principi fondanti della nostra Repubblica. Da pochi giorni infatti, assorbita la sentenza della Corte, il Premier ha deciso di continuare la sua CULTURA POLITICA facendo discutere in aula Parlamentare una proposta di riforma della magistratura che è stata palesemente ideata per gli interessi del premier e non per i 25 milioni di Italiani che sono in attesa di un processo. Molti di loro infatti vedranno, se passerà questa legge, non finire il proprio processo in termini maggiormente congrui, e in linea col principio Costituzionale della giusta durata del processo, ma vedranno, dopo anni di spese processuali troppe volte opprimenti ,cadere il proprio caso in prescrizione.
Noi, Giovani Democratici, ci rendiamo conto che in Italia NON MANCA DEMOCRAZIA, MANCA UNA DEMOCRAZIA DI QUALITA' che ponga come base primaria della propria esistenza la centralità dei cittadini e non di coloro che essendo strumenti di potere ( il quale appartiene al popolo e non emana da esso), credono di possedere il diritto di agire oltre quelle colonne di Ercole rappresentate dai diritti universali, dalle leggi statali e dai codici deontologici.
Difendiamo così l’operato del Presidente della Repubblica, come sommo garante politico della Costituzione, e la Corte (ed ogni tribunale collegato) come sommo garante giuridico della Costituzione.
Inoltre ribadiamo la necessaria autonomia della magistratura dalla politica, non potendo essere influenzata né dai partiti politici né tanto meno dal Capo dello Stato e chiediamo con forza che questa maggioranza sappia trattare un tema tanto delicato quanto la necessità di una riforma della magistratura votata verso la maggiore efficienza, autonomia e utilità sociale, con le mani di un accorto rappresentante dei cittadini e non di un'abile Avvocatura di Stato.
Il governo di centro-destra ancora una volta si dimostra poco propenso a risolvere i problemi del Paese, dando priorità ai problemi personali del proprio Leader. NOI NON CI STIAMO.

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